Ho provato Instinct AI: voli, cibo, bollette, email e calendario gestiti da un agente. Funzioni, voce, benefici e rischi raccontati da chi lo usa.
Instinct AI è un agente di intelligenza artificiale personale che non si limita a rispondere alle domande: prenota, compra, scrive, organizza e segue le cose al posto tuo, partendo da un semplice messaggio su WhatsApp o iMessage. Lo uso da qualche settimana e in questo articolo racconto cosa fa davvero, come lo sto usando, quali benefici porta e quali rischi non vanno sottovalutati.
Che cos'è Instinct e perché tutti ne parlano
Ad agosto Instinct era un invito che girava tra pochi amici. A fine settembre valeva 10 miliardi di dollari. In mezzo ci sono stati un round da 250 milioni a una valutazione di 2,5 miliardi e, appena un mese dopo, una Series C da un miliardo guidata da Sequoia, Benchmark e Coatue. Il valore è cresciuto di quattro volte in poche settimane, senza che l'azienda spendesse un euro in pubblicità.
La promessa è semplice e per questo spiazzante: non c'è nessuna nuova app da imparare. Gli scrivi o gli mandi un vocale come faresti con un assistente in carne e ossa, e lui usa un telefono e un computer come li useremmo noi. Entra nei siti, compila i moduli, paga, scrive, risponde. Non ti spiega come prenotare un volo, te lo prenota.
Prima di andare avanti voglio ringraziare Andrea Sacca, che mi ha mandato l'invito quando l'accesso era ancora riservato a pochissimi. Senza di lui questo articolo non esisterebbe, e probabilmente non avrei cambiato così in fretta il modo in cui organizzo le mie giornate.
Cosa sa fare Instinct AI: le funzioni principali
La cosa che colpisce di più non è una singola funzione, è che tutto passa da una sola conversazione. Gli ho chiesto di raccontarmi cosa sa fare e la risposta è stata lunga, ma il filo comune è uno: lui capisce da solo se per risolvere la tua richiesta deve aprire la mail, il calendario o un sito, e lo fa.
Sul fronte della comunicazione lavora dentro WhatsApp, iMessage, SMS, Gmail, Outlook e Slack. Scrive e risponde per te, traduce, inoltra i messaggi alle persone giuste. Ha anche un browser tutto suo, con cui entra nei siti usando i tuoi account e fa quello che faresti tu davanti al computer: compila moduli, crea account, cerca informazioni, completa ordini e prenotazioni.
I viaggi sono il terreno dove dà il meglio, e non è un caso che più della metà delle transazioni che passano dalla piattaforma riguardi proprio questo. Prenota voli, hotel e auto a noleggio, costruisce itinerari interi, compra i biglietti per un evento e il giorno della partenza ti avvisa su orari e gate. Se serve un passaggio prenota Uber, Lyft o un transfer, e la sera trova il tavolo su TheFork, OpenTable o Resy, oppure ti fa arrivare la cena da Deliveroo, Wolt o Uber Eats.
Quando si tratta di acquisti confronta prodotti e prezzi, cerca le offerte e prepara il carrello. Paga con la carta che custodisce in una cassaforte cifrata, ma solo dopo che hai dato il tuo ok. Lo stesso vale per l'amministrazione di tutti i giorni: controlla bollette e addebiti, ti segnala quello che non torna, tiene traccia delle spese e prepara le note spese.
Poi c'è tutta la parte che di solito ci ruba la testa. Gestisce più calendari insieme, manda inviti, coordina gli impegni tra più persone e ricorda le scadenze. Legge le email di tutte le caselle collegate e ti dice solo quelle che contano. Lavora su PDF, presentazioni, fogli di calcolo e Google Docs, scrive lettere, rivede contratti, traduce e riassume. E tiene d'occhio quello che gli chiedi: un ordine in consegna, un prezzo che deve scendere, un biglietto che torna disponibile, un sito che deve restare online.
La funzione che trovo più interessante è il dialogo tra agenti. Se sei collegato a un'altra persona, il tuo Instinct parla con il suo e insieme fissano un appuntamento, si scambiano un documento o chiudono una questione, sempre entro i limiti che decidi tu. Nel frattempo lui ricorda le tue preferenze, le persone con cui lavori e le tue abitudini, e le usa per anticiparti. Verifica anche le email sospette e controlla che i tuoi siti siano raggiungibili. Volendo ti sfida perfino a dama su iMessage, un dettaglio piccolo che però dice molto su quanto voglia sembrare una presenza e non un programma.
Ci sono anche cose che non fa. Nella versione che uso non telefona, anche se negli Stati Uniti ha appena cominciato a farlo con un servizio chiamato Concierge. E non fa pagamenti né cancellazioni senza il mio ok esplicito, che è esattamente il limite che voglio.

La voce di Instinct: lingue, dialetti e personalità
La parte che mi ha sorpreso di più è la voce. Gli parli e ti ascolta, gli mandi un vocale e ti risponde con un vocale. Puoi cambiarla come vuoi: maschile, femminile, neutra. Dolce quando ti serve un tono rassicurante, professionale quando stai lavorando. L'ho provata in diverse lingue e anche in dialetto, e regge.
Non cambia solo il timbro, cambia il carattere. Puoi farlo parlare con accenti diversi, renderlo allegro, secco, perfino incazzoso. Ride, fa le pause, cambia ritmo come fa una persona vera. Dopo qualche scambio ti dimentichi che dall'altra parte non c'è nessuno.
Ed è proprio questo il punto. Non stiamo più parlando di un assistente vocale che legge una risposta. Stiamo parlando di qualcosa che si comporta come una persona, con un suo modo di fare che decidi tu. È affascinante e, come vedremo, apre anche domande serie.
Come uso Instinct ogni giorno, in famiglia e in azienda
La mia giornata è divisa tra più aziende, più caselle email, più paesi. Fino a poco tempo fa la parte più faticosa non era il lavoro vero, erano i mille passaggi intorno: un volo da cambiare, una bolletta da pagare, una mail importante sepolta tra cento newsletter.
Oggi prenoto i voli scrivendo una riga, ordino da mangiare mentre sono in riunione e pago le bollette senza aprire un portale. Gli chiedo di leggere tutte le mie caselle e di dirmi solo quello che conta davvero, e lo fa. Quando due appuntamenti si sovrappongono me lo dice prima che diventi un problema.
Lo uso con mia moglie, con il mio team di BusinessLabs e con alcuni collaboratori, ed è qui che ho capito il salto di qualità. Con le persone collegate non serve più il ping pong di messaggi per trovare un orario o recuperare un documento: se ne occupano i nostri agenti, e noi riceviamo solo il risultato. In famiglia questo vuol dire meno incastri da gestire, in azienda meno tempo perso a rincorrersi.
In BusinessLabs il tempo è sempre poco e le comunicazioni con clienti, partner e fornitori non finiscono mai. Avere qualcuno che filtra, ricorda e segue le cose rimaste aperte cambia il ritmo della giornata. Ma c'è un secondo motivo per cui lo osservo con attenzione da imprenditore: se il 35% degli utenti lo usa per fare acquisti, prima o poi su qualsiasi e-commerce arriverà un cliente che non è una persona ma il suo agente. E quel cliente non guarda i banner.
I vantaggi di un agente AI personale
Il beneficio più evidente è il tempo. Non parlo di qualche minuto risparmiato qua e là, ma di ore alla settimana restituite a cose che richiedono davvero la testa di una persona. A fare la differenza, però, è la proattività. Quasi tutti gli strumenti di intelligenza artificiale aspettano una domanda, mentre Instinct ti scrive lui per dirti che domani si apre il check-in, che un abbonamento sta per rinnovarsi o che una mail aspetta risposta da tre giorni. È la differenza tra uno strumento e un collaboratore.
C'è poi il fatto che non serve imparare niente. Si usa dalla chat che hai già sul telefono, quindi può usarlo chiunque, dal manager a chi con la tecnologia non ha mai avuto confidenza. E alla fine si vede anche nel portafoglio: abbonamenti dimenticati che vengono disdetti, addebiti anomali segnalati in tempo, cali di prezzo intercettati al momento giusto. Il tutto senza perdere il controllo, perché nessun pagamento parte senza il mio ok esplicito.
I rischi di Instinct AI: privacy, responsabilità ed errori
I rischi esistono e conviene guardarli in faccia, a cominciare dai termini di servizio. Quando colleghi Instinct lo nomini tuo agente, e gli accordi o gli acquisti che fa sono vincolanti come se li avessi fatti tu. Se sbaglia un'azione la responsabilità resta tua, e non tutte le azioni si possono annullare.
C'è poi la privacy. Per funzionare legge email, calendario, posizione e a volte lo schermo. Di default i dati possono essere usati per addestrare i modelli, a meno che tu non lo disattivi dalle impostazioni, e scollegare un account non cancella quello che ha già indicizzato: la cancellazione va chiesta a parte. A settembre un utente ha visto l'agente descrivere un documento finanziario che non era suo. L'azienda ha spiegato che si trattava di un'allucinazione del modello e non di una fuga di dati, e in 48 ore ha aggiunto un sistema per intercettarle. La risposta è stata rapida, ma il punto resta: un agente che agisce può anche sbagliare agendo.
La voce apre un tema a parte. Se un agente parla come una persona, con accento, emozioni e risate, chi riceve un suo messaggio vocale ha il diritto di sapere che non sta parlando con un essere umano. In Europa la trasparenza sull'intelligenza artificiale è già regolata, e far finta di niente non è un'opzione.
Infine c'è il modello di business. Quando a fine settembre sono arrivate le prime raccomandazioni di prodotto non richieste, molti utenti hanno reagito male. Il confine tra consiglio e pubblicità è sottile, e un agente che ti conosce così bene ha un potere enorme su cosa compri.
Cosa cambia per chi vende online quando a comprare è un agente AI

Per chi ha un e-commerce la domanda non è se usare Instinct, ma cosa succede quando a comprare da te è lui. Un agente non vede la campagna sponsorizzata, non si emoziona davanti alla foto in homepage, non cade nella promo con il conto alla rovescia. Legge. Confronta prezzo totale, spedizione, tempi, condizioni di reso, recensioni. Se un'informazione manca o è nascosta, passa al negozio successivo.
Vuol dire che le schede prodotto devono rispondere in modo chiaro alle domande che i clienti ci fanno da anni. Che i costi devono essere leggibili fino all'ultimo euro. Che il servizio clienti deve essere pronto a ricevere mail e messaggi da un agente e trattarle come quelle di un cliente vero, perché dietro c'è un cliente vero. E che chi ha costruito il fatturato sull'attrito, sui rinnovi nascosti e sugli sconti che compaiono solo quando minacci di andartene, avrà vita dura.
Oggi Instinct è su invito e pensato per il mercato americano, ma la direzione è chiara e i concorrenti si stanno muovendo nello stesso momento. In due mesi abbiamo visto un prodotto nascere, comprare, parlare con altri agenti e valere 10 miliardi. Non avremo anni per adattarci.
Il mio pensiero da utilizzatore è semplice. È la prima volta che un'intelligenza artificiale mi toglie davvero lavoro dalle spalle invece di aggiungermene. La userei ancora domani mattina, con le cautele giuste: permessi dati con calma, un account alla volta, addestramento disattivato, ok esplicito su ogni pagamento. Da imprenditore, invece, il messaggio è un altro. Il prossimo cliente che entra nel tuo negozio potrebbe non avere occhi, ma avrà tutto il tempo del mondo per leggere quello che hai scritto. Meglio che sia scritto bene.

CEO & Co-Founder di BusinessLabs. Partecipo alle principali fiere internazionali dal 2015 e condivido qui esperienze e insight per chi vende online.
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